Havana 24, team fondato e composto unicamente da Alessandro Pezzetti, è l’esempio di come ancora oggi si possa tenere alta l’asticella di gradimento di un puzzle-platform game. Con il suo Plug Me, il 17 agosto 2017 conquista la quarta posizione su 1300 entry nella versione da 72 ore del Ludum Dare 39, concorso di sviluppo di videogiochi accelerato. Terza posizione nella sezione Fun e quinta in quella Tema. Non male come risultato.

Un videogioco non è fatto solo di momenti epici e di puro divertimento, ma è anche una sfida con se stessi; un modo per testare le nostre capacità, metterci appunto in ‘gioco’. Questo è quello che fa un puzzle game.  Un vero e proprio rompicapo, dove la soluzione non è dietro l’angolo, ma occorre aguzzare gli occhi per trovarla.

Il tempo passa e anche se oggi assistiamo al trionfo dei giochi tridimensionali e dell’alta risoluzione, la passione per il genere platform 2D è lontana anni luce dall’estinzione. Plug Me è uno di quei game capace di sorprendere vecchi e piccini.

Plug Me - LudumDare39

Anzi mi correggo, non è solo un game ma anche una storia molto semplice ed esile dal punto di vista narrativo. Un plot raccontato con un linguaggio di programmazione moderno. Che affonda le radici nel variegato background videoludico anni ’80. Doki Doki Penguin Land, Door Door, City Connection, tanto per citarne alcuni.

La Città di Plug Me è in Pericolo

La trama è piuttosto breve. Il terribile Doc. Oxyde, a  bordo della sua navicella, si è impadronito di tutte le batterie e di tutti i caricatori della città, minacciando di distruggerne le fondamenta. Infatti la loading-bar, che sostiene l’intera città, sta per esaurirsi e in assenza di carica tutte le strutture che poggiano su di essa sono destinate a crollare.

Occorre fermare Doc. Oxyde, e il sindaco Deox si rivolge a Plugman. Nella persona di Plugman, il nostro compito sarà quello di recuperare le batterie, saltare sullo spinotto caricatore e sconfiggere l’acerrimo nemico.

Il gioco è suddiviso in cinque mondi per un totale di cinquantadue livelli. Per poter accedere al mondo successivo occorre chiaramente superare tutti i livelli del mondo precedente. Il grado di difficoltà è poco bilanciato ed è commisurato più o meno al livello da affrontare. Per venirci in contro Havana 24 ha pensato bene di inserire le killstreak.

Cosa significa? È molto semplice. Ogni cinque morti, il gioco allunga di alcuni secondi il tempo di caricamento della loading-bar. Come ha spiegato Alessandro Pezzetti: “ciò non accade in tutti i livelli perché alcuni di essi sono studiati per girare in sincrono. Quindi allungando il tempo della barra risulterebbero incompletabili dopo una killstreak”.

Plug Me - loadingbar

Il centro del gioco è anche il suo stesso punto debole: la loading-bar. Ciò che genera movimento, azione e controllo è proprio questo elemento. Tanto originale, quanto odioso. A un piccolo passo di Plugman corrisponde un graduale esaurimento della barra verde. Più diventa trasparente più significa che abbiamo poco tempo per completare il quadro.

La morte del nostro eroe è segnata solo se la barra giunge al termine della carica. Tuttavia la barra può fungere anche da elemento di supporto. In che modo? Possiamo opportunamente passarvi attraverso non appena diventa invisibile. Oppure saltarvi su per giungere al traguardo, prima dello scadere del tempo.

Non Pensate che sia Facile

Tralasciamo la mia pessima prestazione – mediamente ho calcolato un totale di sconfitte pari a 197 già nei primi 18 livelli. Trovo che Plug Me sia stato realizzato con l’obiettivo primario di mettere seriamente in difficoltà il giocatore. Non esistono regole, né sotterfugi particolari. Neanche falle da sfruttare per aggirare l’ostacolo. È sapientemente costruito con l’idea di creare disagio, panico e un vero e proprio sentimento di sfida.

Sfidare non solo se stessi, ma tutto ciò che vi si presenta davanti. Se i primi livelli danno l’idea che tutto prima o poi sia risolvibile, le cose cambiano quando varchiamo le soglie del livello d’accesso al mondo seguente. Prima di accedervi, infatti, occorre neutralizzare il mostro finale, il primo di una lunga serie.

Plug Me - boss

Plug Me - boss

Sebbene sia contrario a fornire consigli nelle mie recensioni, mi limito soltanto ad accennarvi qualcosa. Almeno per quanto riguarda il suddetto boss. Tale livello consta di tre fasi. Si va dalla più debole e leggera, dove gli ostacoli sono pressoché ridotti all’osso. Una seconda intermedia e un’ultima fase dove il grado di criticità e complicazioni diventa più consistente. Tranquilli, tutto è superabile.

L’elevato grado di difficoltà è riscontrabile non solo negli elementi di resistenza (come le pale singole che girano a ritmo continuo o i triangoli appuntiti a comparsa), ma anche nell’utilizzo spesso random dei comandi. La sensazione a volte è quella di un input che arriva in ritardo. Dettagli di poco conto se si studia bene il livello e lo si ripete con la tempistica giusta.

Morirete Spesso, Ma con Evinrude Sarà Tutto Più Semplice

E se le vostre capacità non dovessero bastare, potete sempre contare sul vostro angelo custode, Evinrude. Una sorta di libellula robotica che renderà invisibili alcune parti del puzzle, rimuovendo gli ostacoli ingombranti. Le parti più ostiche, per intenderci.

In questo modo sarà più facile camminarvi attraverso uscendone indenni. Credetemi, se vi dico che vi renderà la vita più semplice quando la vostra pazienza raggiungerà limiti mai visti. Morirete a più riprese ma Evinrude è lì pronta a soccorrervi. È bene farvi ricorso, onde evitare raptus momentanei o istinti di autolesionismo.

Scherzi a parte, il livello di difficoltà è molto alto. Preparatevi a passare un paio d’ore infernali. Il mio tempo medio di gioco è stato 1 ora e trenta minuti. Tuttavia, la seconda volta ho impiegato circa 40 minuti a completarlo. Come vedete, la determinazione è un’ottima alleata persino in sfide impossibili da debellare. Non scoraggiatevi facilmente. In fin dei conti, le killstreak e il vostro amico volatile vi permetteranno una certa longevità. Tenetene conto.

Grafica poco curata? Dettaglio di poco conto

Dal punto di vista architettonico, l’ambientazione è un po’ scialba e priva di personalità. Siamo lontani dalla ricchezza di particolari e dai curiosi dettagli dei platform a cui la nostra generazione è abituata. Sebbene questo non influisca particolarmente sulla resa finale, l’aspetto grafico in un gioco è rilevante se si cerca di colpire anche quella parte di fruitori più sensibile alle immagini.

Fortunatamente il sottoscritto – e credo la maggior parte degli appassionati di puzzle-platform – non appartiene a nessuna di queste categorie. Quindi, poca importanza alla grafica, più spazio al divertimento! Voglio tuttavia spezzare una lancia a favore del team di produzione.

Considerando che il gioco sia stato realizzato inizialmente in ben 48 ore, il risultato grafico è già di per sé un’impresa titanica. Come ha sottolineato lo stesso creatore: “come al solito mi accorgo dell’inizio della jam il giorno dopo che è iniziata, quindi ho avuto solamente 48 ore di tempo“.

Altra cosa da considerare è che il gioco risente dell’effettiva assenza di un team ben strutturato. Un team che abbia dei reparti con ruoli specifici. In questo gioco, reparto grafico e sviluppo, programmazione e comparto audio sono nelle mani di Pezzetti. Un progetto davvero degno di sonanti plausi.

Per la creazione è stato usato Stencyl (ottimo programma per prototipare), Paint Shop Pro per la grafica e Audacity per i suoni. La musica di sottofondo è composta dalle tracce audio di PlayonLoop, che accompagna il nostro eroe per tutta la sua avventura.

Inevitabile dunque l’eccellente esito alla Jam del Ludum Dare 39. Tale da stimolare a continuare lo sviluppo del gioco, che allo stato attuale conta complessivamente oltre cinquanta livelli; sei boss, una modalità hard da sbloccare alla fine e altri due personaggi aggiuntivi. A dispetto della grafica pucciosa, il divertimento e l’intrattenimento sono comunque assicurati.

Occhio Al Doppio Salto

Unica parentesi da aprire e chiudere – se vogliamo cercare un ago in un pagliaio – è il comando del doppio salto. Molto utile nelle lunghe distanze o per superare ostacoli disposti in altezza. Ma a volte poco efficace.

Mi spiego: vogliamo compiere un doppio salto? Bene, la prima cosa da fare è premere una volta sul tasto X. A questo punto attendiamo un millesimo di secondo. Poi passiamo al secondo tocco. Se si preme ripetutamente, il nostro salto resterà corto. Oltretutto, rischieremmo di essere piuttosto imprecisi.

Plug Me - jump

Alla luce della mia personale esperienza, posso ben dire che abbiamo davanti un prodotto decisamente singolare nel suo genere. Divertente sotto il profilo meccanico e curioso per la spazialità della loading-bar. Un titolo accessibile anche dal punto di vista economico: 2,99 euro, il costo di tre caffè. Per il tempo impiegato a completarlo e per la buona dose di attenzione che richiede, credo che Havana 24 abbia centrato il suo obiettivo.

Insomma, Plug Me è un gioco che non stufa per niente. Anzi, ti fa lacrimare quasi gli occhi, per la difficoltà a mollare la presa. Accattivante e martellante la colonna sonora. Positiva la resa cromatica. Giocabilità a buoni livelli di godibilità e ricezione; può migliorare nella fluidità dei controlli ma offre un discreto raggio di azione.  Complessivamente il risultato è degno di un vero platform.

Del resto, il team di produzione ha già alle spalle titoli molto interessanti. Non dimentichiamo i suoi precedenti lavori: Flapping Crush, Crossy Cat, Flapping Cage, Mercurial Story, solo per citarne alcuni. Insomma se Plugman riesce a restare al passo, anche Alessandro Pezzetti dimostra di restare sempre sul pezzo.

Corri Plugman, corri…