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La Saggezza Delle Pietre di Thomas Gilbert- Ritorno Alle Origini

La saggezza delle pietre

Il 27 Settembre, presso la sede torinese dell’Alliance Française, abbiamo assistito alla presentazione de La Saggezza delle Pietre. In un dialogo vivace e informale, la traduttrice Elisabetta Tramacere e il fumettista francese Thomas Gilbert hanno discusso del libro, rispondendo a domande e curiosità dei presenti.

Sentendo Elisabetta raccontare quanto il fumetto l’avesse catturata al punto da non riuscire a smettere di leggerlo, ho dovuto acquistarne una copia! Effettivamente, dopo aver aperto le prime pagine, sono stata catturata all’interno del libro, senza riuscire più a staccarmene; un’ora dopo, quando avevo finito di divorarlo, sono rimasta senza fiato, piena di domande e pensieri.

L’opera è piuttosto complessa e presenta diversi spunti di riflessione; tenterò di rendervi giustizia in questo articolo, sospeso tra la recensione e il resoconto dell’evento.La bellissima graphic novel, edita in italiano da Diabolo Edizioni, è un capolavoro che non può mancare nelle vostre librerie!

Nonostante ritenga che è possibile godere di un libro pur conoscendone qualche dettaglio, avverto precedentemente che l’analisi potrebbe contenere qualche spoiler.

Senza esitazione dunque, incominciamo!

La Saggezza delle Pietre – Trama

La Saggezza delle Pietre si apre con una giovane coppia, dipinta durante una gita in montagna. Da subito notiamo un atteggiamento diverso dei due nei confronti della natura che li circonda. L’uomo, Thibaut -l’unico personaggio a cui l’autore ha dato un nome proprio- fotografa e condivide online ciò che vede; la ragazza gli rimprovera invece ciò, dimostrando sin dalle prime battute una maggiore sensibilità.la saggezza delle pietre

L’atteggiamento paternalistico dell’uomo è una condizione a cui la protagonista è subordinata, il rapporto di amore e odio tra i due traspare sin dall’inizio. Un litigio li allontanerà, e porterà la ragazza ad addentrarsi nella foresta per riscoprirsi. In un percorso che va astraendosi sempre più, sia nella narrazione che nei disegni, ella cercherà se stessa e il suo scopo; la natura le sarà maestra e compagna, prima sotto forma di una volpe, poi di alberi, infine di pietre (da qui il titolo).

“È una crescita al contrario”, ha affermato Gilbert durante la presentazione, e mi sento di condividere il suo pensiero. Uno degli elementi su cui infatti l’intero fumetto fa leva è il ritorno alle origini. Ciò si fa più evidente se consideriamo il titolo originale del fumetto –Sauvage– chiaro rimando al buon selvaggio del suo connazionale Russeau.

Un altro richiamo sembra essere quello della volpe de Il Piccolo Principe. Anche in questo fumetto, infatti, la protagonista dovrà conquistare la fiducia dell’animale, “addomesticandolo”.

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In quel momento apparve la volpe.
“Buon giorno”, disse la volpe.
“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”
“Chi sei?” domando’ il piccolo principe, “sei molto carino…”
“Sono una volpe”, disse la volpe.
“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono cosi’ triste…”
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomestica”.
“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
“Che cosa vuol dire <addomesticare>?”
“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”
“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
“Che cosa vuol dire <addomesticare>?”
“Gli uomini” disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”
“No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “<addomesticare>?”
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>…”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro’ per te unica al mondo”.

[…]

La volpe tacque e guardo’ a lungo il piccolo principe:
“Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, pero’. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
“Non ci conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno piu’ tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia’ fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu’ amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
“Che cosa bisogna fare?” domando’ il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, cosi’, nell’erba. Io ti guardero’ con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ piu’ vicino…”
Il piccolo principe ritorno’ l’indomani.
“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero’ ad essere felice. Col passare dell’ora aumentera’ la mia felicita’. Quando saranno le quattro, incomincero’ ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro’ il prezzo della felicita’! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro’ mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
“Che cos’e’ un rito?” disse il piccolo principe.
“Anche questa e’ una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’e’ un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e’ un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
Cosi’ il piccolo principe addomestico’ la volpe.
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La ragazza spersa e sola, in cerca di un po’ di compagnia, ricorda molto il Petit Prince di questo passo. La stessa frase “Sei molto carino…” è ripresa letteralmente nel fumetto al momento dell’incontro con la volpe.

Ciò che risulta in La Saggezza Delle Pietre , però, è una visione più adulta dell’opera di Saint-Exupéry; uomo e animale entrano in contatto, ma in alcuni tratti la volpe, selvaggia, respingerà i tentativi della ragazza volti a renderla più umana.

La Saggezza delle Pietre – Lo Stile

Il fumetto è in bianco e nero, ad eccezione del rosso, che risalta tra le pagine segnalando punti di grande importanza. Lo ritroviamo nella rappresentazione della volpe, del cuore della ragazza, nella linfa degli alberi. Su questa scelta grafica, l’artista ha spiegato che utilizzare i colori avrebbe probabilmente contribuito a “far perdere l’essenzialità della narrazione”. In particolare, ridacchiando ha aggiunto che il rosso, semplicemente gli piaceva, ma volendo lo si può collegare a una sorta di filo rosso della storia.La saggezza delle pietre

Molto bella e poetica è anche la scelta di rappresentare la protagonista con attributi quasi caricaturali. Il suo naso assomiglia a un becco; durante lo svolgimento della trama, poi, si tramuterà in una creatura selvaggia, subendo una trasformazione fisica e morale.

Un’altra caratteristica da notare è come lo stile vada via via a farsi più confuso e le linee diventino più spesse; le pagine precedenti all’epilogo risultano piuttosto confuse. La cosa, però, è totalmente voluta e apprezzata.

L’autore infatti conduce il lettore per mano, calandolo via via sempre più a fondo del viaggio onirico e simbolico della sua opera.

Donna, Umanità e Natura In La Saggezza delle Pietre

La Saggezza delle Pietre è una graphic novel molto profonda, in cui non è difficile leggere numerose influenze e tematiche: tra esse, l’emancipazione della donna dall’uomo; della stirpe umana dalla tecnologia; la riflessione ecologista.

Tutte sono rappresentate con immagini molto potenti e innovative, da leggere e gustare in privato, durante un pomeriggio vuoto, in modo da lasciarvisi trasportare e sconvolgere, come solo un artista sa fare. 

A mio parere, addentrarsi ulteriormente in questa analisi è tanto inutile quanto superfluo; il testo parla per sé, in un modo così istintivo e immediato che quasi non necessita di essere capito, per essere interiorizzato. Lascia con molte domande, non risponde a nessuna.

Merita però una menzione d’onore come una delle migliori opere che ci siano capitate in mano! Vale la pena di essere letta? Per noi, assolutamente si!

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